Per comprendere il perché di un “porto”, magari “vecchio” a S.Martino Spino occorre partire da:
Canale di Quarantoli.
Il canale di Quarantoli rappresenta il collettore naturale del drenaggio di territori antichissimi, a partire da Tramuschio sino a S.Martino Spino, posti fra i dossi di Gavello a sud e di Stoppiaro a nord. Vista la lunga durata di vita del canale esso rappresenta un fondamentale riferimento geografico ed una geniale opera idraulica per le aree collocate a sud del Po. È ipotizzabile che il canale abbia origini in età romana, quando il console Scauro bonificò tutte le terre paludose situate fra Parma ed il mare. In piena età medioevale, il canale di Quarantoli è il prolungamento del fiume Bondeno e rappresenta una delle vie navigabili privilegiate per il collegamento tra il mare e la città di Reggio Emilia e Parma. Infatti la navigazione fluviale procedeva sul Po per la discesa al mare adriatico di uomini e merci. Per la navigazione in risalita, da est ad ovest (ad esempio il commercio del sale proveniente dalle saline di Comacchio e Cervia) alcuni comuni posti sulla via Emilia preferivano utilizzare canali con acque quasi stagnanti per favorire il traino dei grossi barconi mediante l’alloggio (ovvero il traino delle barche eseguito da buoi o cavalli posti sulle rive lungo la strada alzata). È particolarmente documentata la navigazione sul canale di Quarantoli a partire dal IX secolo sino al XVIII per i trasporti dal mare alle città padane.
I documenti riportano di convogli di centinaia di barconi carichi di merci pesanti che percorrevano il canale di Quarantoli, anche per sfuggire ai pesanti dazi imposti da Mantova. Come anche oggi è evidente il canale di Quarantoli si trova in un area scarsamente popolata e ciò è dovuto all’eredità della linea di confine, rappresentata dal corso d’acqua, prima fra il ducato di Mirandola e i Gonzaga di Mantova, poi fra gli Estensi e l’impero d’Austria, durata per almeno 500 anni. Il confine infatti rimase attivo sino all’unità d’Italia. Era perciò vietato costruire a ridosso del confine per non favorire il contrabbando, i disertori e i fuggitivi. Nel medioevo veniva definito con il toponimo di “porto” sia un vero proprio approdo, sia un passaggio (traghetto) sul fiume. Nel caso di Portovecchio è da preferire quest’ultima destinazione. Ciò non toglie l’esistenza anche di un piccolo approdo e relativamente a ciò è opportuno riferire che i più vecchi abitanti delle frazione ricordano un grosso fosso che dal canale di Quarantoli raggiungeva, a settentrione la chiesa parrocchiale. Un vecchio parroco si S.Martino Spino, Don Oscar Martinelli, ricordava infatti che nei primi anni del ‘900, alcune famiglie residenti fra Stoppiaro e Pilastri, si recavano a messa alla domenica in barca giungendo cosi per via d’acqua alla chiesa. |