Passeggiando per le Valli mirandolesi si può studiare l’ambiente da più punti di vista. Chi cerca testimonianze della storia e dell’archeologia può individuare, solo con l’osservazione e un po’ di esperienza, le tracce del paesaggio antico e delle sue civiltà. Rilievi e depressioni del terreno, differenze di colore, ben delineate o sparse a macchie isolate, sono gli indicatori di una geomorfologia e dei modi di abitare che ne derivano che, nonostante i ripetuti attacchi delle alluvioni e delle bonifiche non sono ancora scomparsi. Per primi il Paleoalveo dei Barchessoni col suo percorso sinuoso, il Dosso di Gavello in rilievo rispetto ai terreni limitrofi, poi l’area nei pressi della villa romana della Tesa di colore rossastro rispetto alla terra circostante e il sito terramaricolo della Falconiera, dal perimetro rilevato e ben disegnato, sono individuabili, riconoscibili, e apprezzabili da tutti, anche senza l’aiuto di carte morfologiche, carte dei paleoalvei e foto aeree. L’area in esame, dal punto di vista archeologico, risulta essere stata abitata a partire dall’età del Bronzo (2300-900 a.C.), in particolare fra il 1500 e il 1150 a.C. Non sono finora stati registrati ritrovamenti riconducibili alla precedente età del Rame (3000-2300 a.C.), né tantomeno alle ancora più antiche età della pietra.
Stele funeraria di Batonia Candida, III sec. d.C., loc. La Tesa |
Falconiera: tracce dell’insediamento dell’età del Bronzo
Volo Burana, foto n. 165
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